Festival dell’Ospitalità in Valsamoggia – Intervista a Silvia Salmeri

Il Festival dell’Ospitalità in Valsamoggia si avvicina e oggi incontriamo Silvia Salmeri, co founder di Destinazione Umana e Vivisostenibile. Silvia, dopo aver avuto un agriturismo, ha colto una necessità fondamentale dei viaggiatori che arrivavano da lei: la voglia di conoscere esperienze positive da cui prendere ispirazione per arrivare al cambiamento. Da questa intuizione è nata Destinazione Umana.

Silvia Salmeri Festival Ospitalità

Chi sei?
Sono Silvia, ho 31 anni e ogni tanto smetto di fumare. Poi ricomincio.

Di cosa ti occupi?
Mi occupo di turismo ispirazionale con il tour operator che ho fondato insieme a Valerio Betti: Destinazione Umana

Cosa volevi fare da piccolo e un sogno nel cassetto che non hai ancora realizzato
Da piccola non ricordo avessi sogni eclatanti, credo qualcosa come la maestra. Le grandi aspirazioni sono arrivate con l’adolescenza.
Anche oggi non ho grandi sogni che tengo nel cassetto. Sono concentrata sul presente e sul fare le cose che amo. Come il mio lavoro su cui investo la maggior parte delle mie energie.

Ti senti un innovatore?  Se sì, perché?
Amo tutto quello che è nuovo, unico, mai fatto prima e mi sento stretta negli schemi precostituiti. Quindi sì, se (anche) questo è essere un innovatore, lo sono.

Cosa dicono gli altri di te?
Tante cose, come di tutti. Proprio ieri sera un’amica ha detto che ogni volta che la aggiorno sulla mia vita, mi immagina in una marcia solitaria, imperterrita, dove continuo a camminare con nonchalance nonostante le valanghe che mi crollano alle spalle. Mi è sembrata un’immagine molto efficace.

Una cosa che ti piace da impazzire e una che non sopporti
Amo mangiare e amo osservare chi cucina con amore.
Non sopporto tutto ciò che è forma, a discapito del contenuto.

A che ora vai a dormire e qual è l’ultima cosa che fai prima di addormentarti?
Dipende, tendenzialmente intorno a mezzanotte. Cosa faccio? Guardo le stelle e i pianeti che la ragazza che abitava in questa casa prima di me ha attaccato sulle travi del soppalco su cui dormo e…faccio due chiacchiere con Universo. Tutto questo senza utilizzo di droghe.

Di cosa hai paura?
Della routine.

Cosa non faresti nemmeno per tutto l’oro del mondo?
Tradire i miei ideali, e quindi me stessa.

#humaninnovation: cosa significa secondo te innovazione umana?
Un’innovazione che tiene conto delle sfumature, della biodiversità e che quindi può andare bene per me ma non necessariamente per te.

Invita a prendere un caffè un personaggio (vivo, morto, famoso, sconosciuto) che è per te fonte di ispirazione professionale: chi è, perchè, e cosa gli diresti?
Inviterei Einstein e gli chiederei della sua vita personale, più che di quella da studioso. Mi interessa capire cosa accade dietro le quinte, al di là di quello che già possiamo vedere e sapere tutti. Su tutto quello che è apparentemente corollario e che invece ha contribuito a portarti verso una direzione.

Cosa significa per te accoglienza?
Accettare chi abbiamo di fronte così come ci si presenta e aprirgli la porta di casa nonostante il carico di difetti, drammi, paure, insicurezze che ci portiamo tutti dietro.

Parlaci di Destinazione Umana. Da cosa è nata? Quali sono i progetti futuri?
Destinazione Umana è nata dall’idea mia e di Valerio di ribaltare completamente il mondo del viaggio chiedendo a chi sta per partire non dove vuole andare bensì chi desidera conoscere. La nostra missione è rimettere al centro dell’attenzione la persona: sia quella che parte, sia quella che accoglie, per generare incontri positivi che ispirino e inneschino dinamiche di scambio reciproco.
Dal 2014, anno di nascita, ad oggi abbiamo lavorato sulla diffusione del brand e sul radicamento e sviluppo del progetto in Italia. Ora puntiamo al mondo.

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