DOCUMENTARI KM ZERO – SEBASTIANO CACEFFO DEL COLLETTIVO CINEMATOGRAFICO HUMAREELS

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Oggi conosciamo meglio Sebastiano Caceffo, neo regista classe ’91 del collettivo cinematografico Humareels, che sarà con noi Giovedì 27 Aprile per presentarci i suoi tre cortometraggi.

1) Chi sei?
Sebastiano Caceffo. Sulla carta d’identità dicono che sono nato a Verona il 18 Dicembre 1991.

2) Di cosa ti occupi?
Mi occupo di cinema. Più precisamente di cinema documentario, cinema del reale. Diciamo che le immagini mescolate con l’audio sono un po’ la mia vita. Ora studio al Centro Sperimentale di Cinema, sede Sicilia, sezione documentario.

3) Cosa volevi fare da piccolo e un sogno nel cassetto che non hai ancora realizzato
Da piccolo sognavo di fare l’avvocato, per difendere il giusto, trovare la giustizia. Mi ero iscritto a Giurisprudenza, però poi ho mollato visto che mi aveva deluso il sistema giuridico come lo intendevo io. Quindi ho deciso di darmi al cinema, che è stata una scoperta davvero inaspettata. Non mi sarei mai immaginato di entrare in un mondo come questo. A Bologna ho virato verso il DAMS. Un sogno nel cassetto? Non saprei. Forse potrebbe essere quello di riuscire a trovare un lavoro indipendente, libero, con un mio studio. Libero di lavorare al mare, in una casa, dove poter fare quello che volevo. Sogno di vivere al mare (Cosa che in parte sto realizzando vivendo a Palermo)

4) Cosa dicono gli altri di te?
Non lo so. Però spero non cose brutte. Spero qualcosa di bello, che non mi aspetto, che forse non voglio nemmeno sapere.

5) Una cosa che ti piace da impazzire e una che non sopporti
Adoro nuotare, stare al mare. Odio le cose fatte in maniera approssimativa

6) Di cosa hai paura?
Non vorrei mai rimanere solo. Anche per questo mi piace il sud in generale: il calore delle persone, l’accoglienza, il fatto di sentirsi meno soli che nel nord Italia.

7)  A che ora vai a dormire e qual è l’ultima cosa che fai prima di addormentarti?
Di solito vado a dormire intorno a mezzanotte, dipende da cosa devo far eil giorno dopo. Prima di andare a dormire mi piace un sacco leggere libri che durante il giorno non riesco a leggere e guardare i film, soprattutto addormentarmi guardando i film

8) Cosa non faresti nemmeno per tutto l’oro del mondo?
Non farei mai un film brutto. Nemmeno se me lo chiedessero, nemmeno se mi pagassero.

9) #humaninnovation: cosa significa secondo te innovazione umana?
Per me significa scoprirsi, scoprire di più di noi umani, animali pensanti. Per me vuol dire capirsi, capirsi di più, capirci meglio e in maniera più profonda.

10) Invita a prendere un caffè un personaggio (vivo, morto, famoso, sconosciuto) che è per te fonte di ispirazione professionale: chi è, perché, e cosa gli diresti?
Inviterei sicuramente Emmanule Carrère, scrittore francese che mi piace molto. Vorrei chiedergli com’è. Ho letto quasi tutti i suoi libri e ora mi affascina capire come scrive, come vive, capirlo.

11) Ora passiamo alla Rassegna: parlaci dei tuoi lavori
Partiamo dal primo che ho fatto, “Nuovo Mercato” (2014), film documentario nato in poco tempo con il collettivo Humareels. Ci eravamo proposti di fare un documentario per un Festival a Bologna e mi era venuta l’idea di raccontare questa realtà, quella di un mercato di frutta e verdura a Bologna. E’ nato anche un po’ come primo esperimento umano, dato che è stato girato in modo molto particolare: era stato il primo lavoro in cui tutto il collettivo ne ha preso parte. E’ stato un modo per conoscersi e  lavorare insieme ad un documentario. Rivedendolo adesso, insomma, mi fa un po’ sorridere. E’ stato comunque un primo modo per approcciarsi alla narrazione cinematografica.

Il secondo, “Rolo. Un’arte resistente” (2015), è nato da una cosa che mi ha raccontato mio padre: era andato a fare un corso di tarsia rolese (Un corso che si fa solo a Rolo). Mentre mi raccontava questa realtà sono rimasto affascinato e sono andato a girare insieme ad alcuni miei amici in questo paesino della bassa emiliana, in cui ci ha portati proprio mio padre in camper. E’ stato fatto anche questo in poco tempo, incontrando i personaggi che tengono ancora viva la conoscenza di questa arte. Vedendolo adesso mi piacerebbe tornare lì, incontrarli di nuovo, fare qualcosa di più per approfondire perché abbiamo avuto davvero poco tempo per fare tutto. E’ stato un modo completamente diverso rispetto a Nuovo Mercato, ma ora probabilmente lo farei in una maniera ancora diversa. Nel complesso è stata una bella esperienza, anche perché le persone di Rolo si sono dimostrate molto disponibili e ci hanno fatto sentire accolti, dandoci una grande mano. Un modo diverso per vivere la bassa emiliana.

Per il terzo,  “Mirandola. Ultima proiezione prima del terremoto.” (2017), l’idea è nata in treno. Vivendo a Verona e andando all’università a Bologna facevo la tratta con il regionale passando per Mirandola. Passando sempre di lì ho avuto come delle visioni riguardo a quello che era stato il terremoto e ci tenevo a fare qualcosa riguardo questo tema. Però non volevo che fosse il solito documentario di inchiesta, ma che lasciasse parlare le vedute che avevo visto anche dal finestrino del treno. E’ un documentario nato un po’ così, con i sopralluoghi fatti in bici partendo da Bologna. Durante le riprese vere e proprie una gentilissima ragazza di Mirandola ci ha prestato la macchina per i giorni delle riprese. Siamo stati a Mirandola per svariati giorni e abbiamo girato tutto in “RAW”, con una tecnica mai utilizzata da noi in pellicola digitale che dava una resa completamente diversa delle immagini.

12) Hai un posto in cui ti rifugi per far nascere le tue idee?
Il posto in cui mi rifugio solitamente è dentro me stesso, quindi in realtà può succedere un po’ ovunque, in qualsiasi momento. Il posto migliore è sempre dentro di me, a prescindere dal luogo in cui mi trovo. Facendo una preferenza però, dico che i mezzi di trasporto mi piacciono particolarmente per pensare, per trovare una dimensione diversa.

 

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