A misura d’uomo.

atomo

Stiamo lavorando all’apertura del secondo spazio di COB, che sarà non più in centro a Bologna ma in una splendida zona rurale, la Valsamoggia.

Stiamo ospitando un corso di formazione organizzato da Zenit dove sedici corsisti ultra selezionati si stanno formando presso i nostri spazi di via Saragozza per diventare Lean Production Manager.

Stiamo crescendo, anche grazie all’arrivo di nuovi cobbers: Massimo, che insegna marketing all’università di Leicester e che starà qualche mese in Italia, Evan che si occupa di business development ed import-export per Cromwell Leather Group, e i ragazzi di Mesh Hub, che hanno appena messo online il loro sito dedicato a servizi di marketing per la cultura e le arti, dove si definiscono meravigliosamente #costruttoridiponti.

E stiamo riflettendo.

Quanto si può riflettere, su quanto è piccola la più piccola particella che compone ogni cosa al mondo? Se gli atomi formano le molecole, a loro volta gli atomi stessi sono formati da cariche elettriche, sempre più piccole. Ogni cosa porta inscritto in sé qualcosa di infinitamente piccolo, che forma poi qualcosa di infinitamente grande.

Qualcosa di infinitamente … tutto.

Scomporre ogni cosa in qualcosa di infinitamente piccolo è un esercizio che ci aiuta ad andare al nocciolo, alla matrioska sempre più piccola dentro la matrioska più grande, per arrivare quindi alla verità: dentro l’ultima matrioska troverai la stessa immagine da cui sei partito, ma non potrai aprirla, non potrai scomporla, potrai solo guardarla e capire che è quella l’unità di misura vera, è quello il tesoro nascosto, ed è lo stesso che vedevi all’esterno.

L’unità di misura la vedi allo specchio, quando ti alzi la mattina con i capelli distrutti, quando dimentichi gli occhiali da sole sul mobile dell’ingresso e ti guardi nello specchio dell’ascensore prima di ricordartelo. Quando ti trucchi in macchina perchè sei in ritardo, quando vedi il tuo riflesso nel monitor del computer dopo sei ore di lavoro ininterrotto, quando ti chini e ti aggiusti in uno specchietto, o quando ti controlli la giacca passando davanti a una vetrina.

L’unità di misura sei tu: imperfetto, bellissimo, umano.

Per te c’è chi lavora, per te c’è chi sta ribaltando le logiche. C’è chi vede la possibilità di ripartire da un’unità di misura diversa, un’unità di misura umana, un’unità di misura che non mette l’uomo al centro ma che ci mette gli umani, tutti quanti. In un concetto collettivo che rende ogni unità di misura fondamentale. Come gli atomi che distinti si aggregano per creare tutto.

Uno dei founder di COB, Valerio, una volta ha detto che la differenza tra lavorare per qualcosa di bello e lavorare per qualcosa di utile è che nel secondo caso, al centro ci sono gli umani, e si aprono matrioske e si scompongono molecole fino ad arrivare a un nocciolo che non può essere in discussione.

Fino ad arrivare a te.

Progetti di business e innovazione sociale che fanno dell’utilità il loro motore, che cercano nell’interazione il movimento principale, che si sono chiamati COBUSINESS per sottolineare quella relazione fondamentale che differenzia il lavorare pratico dal suo valore, valore che può essere misurato solo interagendo.

Con altre aziende, con altre società, con altre persone.

A misura di altre persone.

A misura d’uomo.

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